“La vita è ciò che succede quando sei impegnato a fare altri progetti”  (John Lennon)

Sono parole che risuonano spesso nel passare dei miei giorni. E mi fanno porre l’interrogativo se sia più importante il passare del tempo o il fare progetti. Direi il secondo dato che è l’unica cosa fra le due su cui possiamo agire e creare.

Se dovessi raccontare l’incontro con la Fotografia lo farei semplicemente dicendo che un giorno, sbagliando strada mentre tornavo a casa dal lavoro, mi sono ritrovato in una piccola casetta, vuota, silenziosa e con una finestra sulla strada.

Quando ho guardato fuori mi sono reso conto che tra guardare e vedere c’è un’infinita differenza. Che il mondo e le persone erano più interessanti di quello che pensavo e che quel vetro trasformava il brutto e il fatiscente in bello, il banale in qualcosa di complesso, il piccolo in grande. E tutte quelle forme di vita sfuocate diventavano via via più nitide.

Ho capito che a volte i colori sono un disturbo, come il rumore del traffico, che la luce è un miracolo…. non l’avevo mai osservata cosi a lungo e con tanta curiosità.

Il suo impatto è impressionante ed emozionante.

Ho capito che la vita che scorreva la fuori, osservata attraverso il vetro, era tutta una storia diversa, così articolata, variopinta, fatta di estremi opposti e contraddizioni. La stavo osservando con una visione tutt’altro che superficiale, come di solito si fa quando si guardano gli altri, ed era rivolta a cercarne una comprensione. È incredibile come a volte si veda di più se frapponi tra te e il soggetto una macchina fotografica. È la percezione della realtà e della bellezza a cambiare, come se lo strumento di ripresa fosse un amplificatore.

Ho capito che si poteva provare a cambiare la visione delle cose semplicemente osservando la luce o cambiando punto di vista.

Che non c’è solo un modo di vedere e che spesso esso è legato all’elemento tempo e spazio: esiste sempre un prima, un durante, un dopo…. e un dietro.

Che, come diceva Oscar Wilde, “il mistero sta nel visibile, non nell’invisibile”.

Oggi tutto ciò che esce da una macchina fotografia o da uno smartphone viene chiamato Fotografia. Fosse così facile: occorre studiare, capire, osservare, provare e cercare. Comprendere la relazione col tempo ad esempio.

Ho capito che la fotografia è previsualizzazione, tecnica, creatività, immaginazione e ricerca. È sentire le cose, viverle cercando di comprenderle. Tutto per poi raggiungere un unico scopo: COMUNICARE.

Senza passione, umiltà e motivazione non si può scrivere quel racconto per immagini che Roiter definiva “un immediato racconto visivo di emozionante poesia, che utilizza tutte le tonalità per esprimere la multiforme tavolozza cromatica del mondo”.

Ogni cosa, ogni essere umano, ogni istante è fotografabile se si smette di osservare la realtà come se fosse semplicemente “bidimensionale”. È nella ricerca delle altre dimensioni del visibile che si cela la fotografia. Sono queste dimensioni, di cui ho appena iniziato ad prercepirne l’esistenza, che cerco e vorrei comprendere appieno.

Scatto appassionatamente da poco più di una decina d’anni; sono un fotografo che guarda nella macchina nel modo in cui ho appena spiegato, che trova nello scrivere con la luce, un angolo di pace e libertà, di amore nel provare a creare qualcosa di bello e che possibilmente sussurri qualcosa.

La fotografia, se è vero che è memoria, sembra fare dei fotografi individui particolarmente legati al passato. Credo invece di essere un bambino che usa una macchina del tempo, che gli consente a posteriori di tornare indietro e rivedere la storia già vista. Questa macchina del tempo non genera immagini del futuro ma certamente consente di progettare qualcosa per domani, almeno di immaginarlo, di immaginare quello che si vorrà vedere. E quindi di intravedere qualcosa che deve avvenire.

La fotografia è certamente un modo di fare memoria ma non va dimenticato che essa nasce prima dello scatto. E’ nel momento in cui nasce (nel cervello tramite gli occhi) che si ha la visione di quello che sarà, una visione del futuro, che di li a poco (quando l’otturatore sarà richiuso) diverrà passato. È qualcosa di straordinario: essa è cosi legata al tempo da possedere al suo interno passato, presente e futuro. Per questo è eterna e senza tempo. E non mi stancherò mai di dire che le fotografie contengono brandelli di informazioni più o meno evidenti che ne fanno pagine oneste e veritiere della biografia dell’autore.

L’intimità degli scatti presenti su questo sito e delle opera qui pubblicate, è pari a quella di un diario con la differenza che le fotografie sono meglio criptate. Il vantaggio rispetto ad un diario, è che non e’ necessario nasconderle per non essere violati.

Andrea Torinesi

I was here…

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